Le Suore Oblate del Santissimo Redentore

Noi, Suore Oblate, siamo un gruppo di donne che abbiamo scelto di vivere alla sequela di Gesù in comunità, all’interno della Chiesa. Il carisma ci chiede di condividere la Buona Novella del Regno con le donne in situazioni di prostituzione ed esclusione.
Condividiamo questo dono e questa missione con altre persone: volontari, operatori, laici, con loro costituiamo la famiglia Oblata.
Il carisma e la missione rappresentano uno stile di vita che esprime coinvolgimento solidale in dinamiche di trasformazione sociale. Attraverso l’ascolto della realtà, percepiamo il grido di giustizia e impegno per costruire spazi di umanizzazione in situazioni di emarginazione

La Storia

Maria Benito Serra

La Congregazione delle Suore Oblate del Santissimo Redentore è stata fondata nel 1864 da Jose Maria BenitoSerra; monaco benedettino dovette uscire dalla Spagna, a causa della “confisca” voluta dall’allora ministro Mendizával, nei suo diversi spostamenti arrivò anche in Italia (Cava dei Tirreni) dove visse dieci anni. In questo periodo sentì la spinta verso la missione in Australia dove visse. Al suo rientro in Europa, ormai vescovo e senza sede in Spagna, si rese disponibile per un servizio pastorale nel reparto femminile delle malattie veneree dell’ospedale S. Juan de Dios in Madrid.
In quel luogo prese consapevolezza delle reali condizioni di molte donne, le quali venute in città per svolgere lavori domestici, si trovavano spesso vittime di abusi e violenze sessuali all’interno delle abitazioni di quelle che erano considerate le “buone famiglie” dell’epoca. Disonorate, abusate, violentate sessualmente, e messe alla porta quado erano ormai state sfruttate in tutto.
Queste donne private del lavoro, allontanate e rifiutate dalle loro famiglie perché considerate disonorate, e ormai privi di ogni tipo di alternativa, trovavano il “bordello” come unico mezzo di sopravvivenza.
Spesso infettate dai clienti, erano obbligate a curarsi negli appositi reparti degli ospedali, anche se escluse e in disparte, molte vivevano la degenza come momenti di riflessione, di ripensamento, di ricerca di riscatto da una vita non certo scelta. Gli unici ad aspettare la loro guarigione erano comunque gli sfruttatori, pronti a inserirle di nuovo nel degrado di una vita prostituita.
Davanti a questa situazione il vescovo Serra sentì che non poteva restare inerme, queste donne lo interrogavano, scomodavano, lo toccavano nel profondo, per questo sentì che non poteva rimanere a guardare e decise di fare qualcosa in loro favore: si mise a cercare e bussare a tutte le porte delle strutture esistenti, ma senza trovare risposte, allora disse a se stesso: “Se tutte le porte si chiudono a queste donne, ne aprirò io una”.
Nel dare concretezza a questo suo progetto, comprese da subito che non poteva agire da solo, per questo motivo pensò di coinvolgere una donna che aveva conosciuto nel Palazzo della famiglia regale spagnola, la Signora Antonia Maria di Oviedo che fu per molti anni istitutrice delle figlie della regina Maria Cristina de Borbón.Antonia di Oviedo

Antonia non aveva mai pensato di dedicarsi a questa missione, anzi, sentiva quasi ripugnanza. La sua sensibilità e la sua abitudine all’ascolto dell’azione di Dio, la indussero tuttavia a rivedere l’avversione con cui aveva rifiutato la proposta del vescovo Serra e non senza preoccupazione accettò di vivere accanto alle donne emarginate dal fenomeno della prostituzione, scegliendo così di percorrere insieme a loro un cammino di libertà evangelica.
Esperta della “pedagogia dell’amore” la mise in pratica con le donne, i suoi interventi erano gentili e saggi, non umiliava, non rinfacciava, in tutti i momenti usava la pazienza, la comprensione, la misericordia.
Tutto il suo sapere è raccolto negli scritti che da lei abbiamo ereditato e che caratterizzano il nostro stile d’accoglienza e d’accompagnamento di donne vittime di tratta e di sfruttamento della prostituzione; insieme a loro, noi scopriamo, come in uno specchio, il nostro essere donne, la nostra femminilità, identità, missine.

Oblate

Una storia lunga ormai 150 anni, in cui la Congregazione ha lavorato e si è estesa per il mondo; noi Suore Oblate, abbiamo cercato di essere fedeli al carisma dei fondatori e con la loro stessa passione e lungimiranza, cerchiamo ancora oggi di saper leggere i segni dei tempi e le difficoltà sempre nuove che le donne in prostituzione, devono affrontare, cerchiamo con loro di mettere a frutto la nostra creatività, per individuare risposte adeguate al tempo presente.
Quando alla fine degli anni ottanta il fenomeno della prostituzione e della riduzione in schiavitù compare sulla Riviera Adriatica e principalmente sulla strada provinciale Bonifica del Tronto, abbiamo voluto non restare indifferenti a questo fenomeno, così ci siamo messe a disposizione per dare le prime risposte alle donne che avevano bisogno di accoglienza e cure mediche. Ci siamo fatte promotrici della nascita di associazioni di volontariato, cercando di coinvolgere volontari, famiglie e professionisti che erano disposti a mettersi al fianco di donne vittime di violenza.
La nostra Congregazione ha un respiro internazionale, grazie alla presenza di comunità in diversi continenti, là dove lo sfruttamento delle donne diventa parte di un sistema come ad esempio in Ciudad Juárez nella frontiera tra Messico e Stati Uniti; nella frontiera tra Mexico e Guatemala e in quella tra Venezuela e Colombia: luoghi pericolosi e di conflitto, dove la criminalità non fa distinzione e di certo non l’ha fatta neanche con le nostre suore.
Il passione e il nostro desiderio di essere sempre al fianco di queste vittime, ci ha portato ad essere collaboratrici in progetti internazionali e partner di associazioni che operano nello stesso settore sociale.
Siamo da sempre convinte che l’eredità ricevuta non ci appartiene come un tesoro privato, ma acquista valore e può assumere la sua piena identità nel momento in cui sappiamo condividiamo con laici volontari e professionisti, i quali assumono insieme a noi il carisma e lo rendono vivo nel futuro.