Sussidiarietà non Assistenza

Noi, Suore Oblate del Santissimo Redentore, con la nostra specifica e unica missione di affiancare le donne in situazione di prostituzione o in grave rischio di emarginazione, abbiamo potuto constatare nel tempo e verificare nel quotidiano dei nostri ambienti, che ci sono sempre più persone che presentano problematiche famigliari di tipo sociale, economico e psicologico.
In questa crescente emergenza sociale i soggetti più deboli e colpiti sono le donne, che abbiamo voluto definire “ di frontiera”, perché fuori dai territori della sicurezza, non riconosciute nella loro dignità personale e spesso non valorizzate dalla società.
Donne vittime di violenza, di tratta, ex detenute o soggette a regime di arresti domiciliari, donne dei quartieri più a rischio devianza su cui le difficoltà economiche, morali e sociali pesano in modo più pressante.
A loro è rivolto il nostro progetto “LABORATORIO DI FRONTIERA”, che nello spirito della sussidiarietà, anziché dell’assistenzialismo, vuole fornire un “passaporto di ingresso” per quei luoghi dove sviluppare le potenzialità individuali, recuperando in pienezza il valore della solidarietà.
Si tratta di uno spazio, che sappia sviluppare allo stesso tempo e nella stessa esperienza, capacità produttive da spendere nell’ambito del mondo del lavoro e nell’immediato dare una risposta concreta all’emergenza economica, attraverso l’attivazione di borse lavoro.
“LABORATORIO DI FRONTIERA” è anche un luogo dove poter condividere le proprie problematiche, dove le aspettative, i progetti personali e il recupero di una prospettiva positiva del proprio futuro, trova il supporto psicologico adeguato attraverso personale specializzato.
Per il pieno raggiungimento degli obiettivi “LABORATORIO DI FRONTIERA” intende creare una rete di collaborazione tra le associazioni di volontariato e altre realtà impegnate sul territorio, con l’intento di favorire una sinergia di opportunità per le donne coinvolte nel progetto stesso.

Il nostro scopo è andare ai “margini” della società per tornare al “centro”, e quindi generare una sorta di barra/timone che guidi i più deboli verso una prospettiva di futuro in senso positivo

La pluriennale esperienza delle Suore Oblate, unita ad un continuo studio della realtà con conseguente formazione del personale operante, ha portato a sviluppare una metodologia d’intervento nei riguardi delle donne accolte nelle strutture che prevede azioni in tre diverse aree, di seguito esposte:

AREA INDIVIDUALE
– assistenza e cura verso i bisogni di base (vitto e alloggio);
– promozione del concetto di salute e benessere psico-fisico;
– cura dell’igiene personale e degli spazi di vita;
– iscrizione al SSN ed orientamento all’utilizzo dei Servizi Sanitari;
– attività di cucina e gestione domestica finalizzata all’acquisizione degli standard minimi di autogestione;
– colloqui individuali con l’operatore;
– sostegno psicologico;

comunicato-stampaAREA LEGALE
– accompagnamento e sostegno durante la denuncia presso le Forze dell’Ordine di competenza;
– assistenza e orientamento legale sia in fase di denuncia che processuale;
– disbrigo pratiche ottenimento dei documenti di identità presso Consolati e Ambasciate;
– richiesta di rilascio del nulla osta al permesso di soggiorno per art.18;
– disbrigo pratiche rinnovo del permesso di soggiorno e conversione.

AREA SOCIALE
– orientamento socio-lavorativo;
– corsi di lingua italiana;
– corsi di formazione professionale;
– orientamento abitativo;
– azioni di mediazione linguistico-culturale;
– predisposizione di laboratori volti all’inserimento lavorativo;
– attivazione di laboratori che facilitino l’espressione di sé, l’elaborazione dei vissuti traumatici e la comunicazione tra le ospiti della comunità.